Mimetismi pt. 2

Hint: Se non hai letto la prima parte, comincia da li’.

Rileggendo il post precedente mi sono accorto di aver tralasciato, o quantomeno solo accennato, un aspetto importante dell’interazione tra persone. A dir la verita’ l’ho fatto quasi apposta, perche’ credo sia un argomento che meriti un post a se’. Si parlava dell’interpretazione di un ruolo quando si interagisce con un’altra persona, e di come questo sterilizzi e sovrascriva le tue vere opinioni – e di conseguenza le tue relazioni interpersonali. Trovo che questo accada particolarmente nei discorsi concernenti temi non strettamente personali, ma che comunque richiedono un impegno mentale relativamente elevato. Mi riferisco a discorsi di politica, religione, opinioni su questo o quell’avvenimento socialmente importante. Piu’ sento parlare la gente e piu’ mi convinco che, mano a mano che si va avanti nei discorsi, a un certo punto le persone vadano avanti per partito preso, come se ci si immedesimasse a tal punto nel ruolo preso nel discorso da esserne sopraffatti.

A me questo capita spesso. Ricordo distintamente tante volte in cui il discorso mi ha portato verso la difesa di posizioni che non ricalcavano completamente il mio sentire. A un certo punto entra il pilota automatico, che ha come primo obiettivo quello di essere coerente con quello detto in precedenza. E il pilota va, quasi fosse un esercizio di retorica sofistica, e ti porta consapevolmente alla deriva, verso nuove opinioni e posizioni inaspettate. Mi e’ capitato di vedere me stesso deviare verso punti di vista davvero distanti da quelli normali, immediati ed autentici, e di saperli difendere con soddisfazione. Piu’ sorprendentemente, dopo poco tempo accade che mi rendo conto coscientemente di aver creato un’immagine di me stesso, e di non avere alcuna reazione di stizza al riguardo. Anzi, ci godo quasi nella sensazione di vedere me stesso comportarsi come qualcun altro.

Come credo di aver descritto abbastanza bene nel post precedente, la motivazione di tale comportamento e’ molteplice: sapersi mimetizzare, oltre ad essere piacevole, ti aiuta a stare meglio da solo. In questo caso particolare pero’ c’e’ di piu’. I discorsi spesso sono lunghi abbastanza da permetterti di studiare metodicamente te stesso dal di fuori. Come guardando all’interno di un acquario, cosi’ io riesco a scoprire aspetti del mio interagire con gli altri che altrimenti non avrei mai notato. Una volta che il pilota automatico e’ inserito, posso scoprire quanto possa essere cinico e bastardo nel negare alcuni concetti che so essere intimamente giusti, quali sono gli aspetti e i particolari concetti che piu’ colpiscono me e gli altri in un discorso, a cosa si da’ piu’ o meno attenzione. Guardare un simulacro di te stesso in un contesto che non e’ il tuo, a difendere posizioni che non sono le tue, aiuta a capire quanto davvero le opinioni che credi siano le tue lo sono poi davvero. Lo si misura dal disagio che provi quando sai che quello che esce dalla tua bocca o dalle tue dita fa a pugni con l’immagine di te stesso che credi sia quella sincera. E tante volte scopri che questo disagio e’ minore di quanto ti saresti aspettato…

Pensandoci bene, questa esperienza ti aiuta ad investigare i contorni nebulosi dell’immagine che hai di te stesso. Per uno come me, che ha disagio nell’osservare le cose incerte e non farci niente, e’ una tentazione necessaria, al punto da riuscire a tollerare i lati negativi. Le informazioni raccolte sono talvolta preziose abbastanza dal giustificare questa violenza – perche’ di violenza si tratta – verso l’interlocutore, che magari si aspetta di parlare con una persona sincera al 100%. Ma alla fine poco importa, perche’ una persona che non sa se le sue opinioni sono davvero sue, nel senso di intimamente legate alla propria essenza, non potra’ mai essere sincera davvero. L’egoismo e’ un prezzo che merita pagare per conoscere meglio se’ stessi.

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