La somma delle storie

Prodromo:
Spesso mi ritrovo ad essere completamente insofferente verso le persone che distorcono concetti fisici difficili da capire per dare un che di esotico ai loro parti mentali. Campione indiscusso in questo senso e’ il povero bistrattato entanglement, citato a sporposito da chi vuole ammantare di fondatezza e comunione con la natura concetti come la telepatia o l’intelligenza collettiva degli esseri viventi. La lista e’ ben lunga: purtroppo la lezione piu’ dura da imparare per chi ha veramente capito questi concetti e’ il limite della loro applicabilita’ dettato dalle ipotesi e dalle condizioni al contorno. A tal proposito, mi e’ venuto in mente un modo carino di presentare i miei pensieri di stasera: prendero’ due concetti esotici e dal grande contenuto romantico e li portero’ lontano dal loro range di applicabilita’ e fondatezza per metterli in contrapposizione, per il gusto di dimostrare per l’ennesima volta che tutto e’ possibile se non si sa di cosa si sta parlando. Oggi e’ il turno della teoria dei multiversi e della somma delle storie di Feynman. Abbiate il coraggio di seguirmi.

Sono piuttosto bravo nel cercare di tenere i contatti con persone un tempo vicine e che la vita sta portando su strade che pian piano divergono dalla mia. Periodicamente cerco di organizzare un aperitivo, una cena, anche solo una chiacchierata in chat, sufficiente per avere le news piu’ fresche e, piu’ essenzialmente, perche’ stavo bene quando trascorrevamo piu’ tempo insieme. Ultimamente pero’ mi capita qualcosa di particolare in testa quando ascolto le solite, ma mai uguali storie che ci si racconta in questi casi. Sostanzialmente, mi rendo conto che assomigliano sempre di piu’ a delle conclusioni, a dei punti fermi nella vita. Sono storie e vite di cui cominci a intuire la fine, quantomeno a grandi linee. C’e’ quello che e’ stato assunto a tempo indeterminato li’. Oh guarda, sai che Tizio si e’ sposato e ha messo su famiglia (magari a 10000 km da casa)? Senti di quell’altro, ha una tale tavolozza di abitudini da restarci impigliato. Allora riavvolgi il nastro, e ti dici: ma come si e’ arrivati a questo? E, in modo piu’ inquietante, ma come mai non e’ successo altro?

Cosi’, mentre le tue orecchie catturano le parole altrui e i tuoi occhi indugiano sul bicchiere vuoto, parti per la tangente. In fondo mi ricordo questa o quella persona fatta in un certo modo. Si stava bene quando si giocava, si era in classe, si usciva con gli amici. Perche’ ci si distacca, e invece magari non e’ successo qualcosa di diverso. Perche’ non siamo diventati amici per la vita, o compagni e compagne di cento altre cose, o non si sono sviluppati certi sentimenti, congelati come embrioni. Pensare alle occasioni perse non fa mai bene, quindi ho rovesciato il paradigma: non sono occasioni, sono solo percorsi. E avanti ancora coi pensieri.

C’e’ una teoria fisica, quella del multiverso, che suppone l’esistenza di un numero sconfinato di universi paralleli al nostro, figlia di quell’Interpretazione a molti mondi di quasi sessant’anni fa. Essa e’ legata al problema della misura, e dice che ogni misura di uno stato prima indeterminato divide la realta’ in vari percorsi indipendenti, in ognuno dei quali e’ avvenuto un risultato diverso della misura. E’ un po’ come quando in Ritorno al Futuro II il vecchio Biff torna indietro nel tempo e crea una nuova linea temporale dando l’almanacco al giovane Biff. Puff! Il passato che ricordi non c’e’ piu’, sono accadute altre cose. E chissa’ cosa sarebbe accaduto tra me e i miei amici, se avessimo deciso diversamente nel passato. La teoria ti da’ una speranza, dopo tutto. Magari e’ tutto vero, magari in giro, chissa’ dove! c’e’ la storia di te che hai compiuto mille altre scelte, infiniti cloni che percorrono tutti assieme contemporaneamente gli infiniti bivi della vita. Ci pensi perche’ sei curioso di sapere come sarebbe andata a finire, sicuramente in modo sostanzialmente diverso da quanto intuisci che sta accadendo qui, in questo singolo universo.

Tornando a casa, poi – l’effetto dell’alcol sui trentenni, gia’ esemplificato qui, a parer mio dovrebbe essere studiato meglio – ho pensato che il punto di partenza, il motore di tutto questo, e’ sbagliato. Io, come molti altri credo, non mi pento affatto delle scelte che ho fatto. Mi piacciono le tante cose che faccio, le persone che amo, la famiglia che ho e il futuro che mi si prospetta. E’ come se la configurazione ottima si fosse creata al netto, quasi come risultato finale di tutti quei bivi. D’un tratto tutto mi suona come gia’ pensato: e’ la somma delle storie di Feynman! Tutte quelle possibili descrizioni del tuo io sono collassate secondo un principio di minima azione. L’integrale di tutte queste sul tuo cammino ti ha portato ad essere quello che sei, inevitabilmente. La cosa bella poi e’ che non c’e’ destino o disegno intelligente, come qualcuno potrebbe credere: e’ il numero di sottogruppi di cammini che si assomigliano a generare punti stazionari e in sostanza a farteli percorrere. Questo pensiero, questa consapevolezza, mi ha fatto sorridere. Essere trentenni e’ utile perche’ e’ il primo periodo della tua vita in cui puoi vedere i punti stazionari della tua vita e di quella degli altri. Ti nasce anche una gratitudine speciale verso tutte quelle persone che ricordi e che incontri di rado, ma periodicamente. In fondo, ognuno e’ nel posto in cui e’ oggi per le scelte che anche gli altri hanno fatto e che hanno condizionato inesorabilmente la probabilita’ che certi cammini si avverino.

Diario – Rio de Janeiro

La settimana scorsa sono stato a Rio de Janeiro per una conferenza. Come gia’ fatto in altre occasioni, ho pubblicato su facebook un diario delle cose strane e curiose che mi capitavano. Lo raccolgo qui, per rileggerlo tutto d’un fiato nei momenti futuri di nostalgia. Attenzione: e’ in dialetto triestino.

1) Dall’aereo Rio de notte (son atterra’ ale 4 de matina) xe’ scintillante. Ma nel vero senso dela parola. O i ga problemi de corente, o i ga dimentica’ tutti de cavar le luminarie de nadal.
2) L’accoglienza brasiliana me fa za sentir a casa in aeroporto. Scale mobili che no funzia e nastro bagagli setta’ sul “fraca che sta tutto”.
3) In autostrada a un certo punto iera tipo 50 troie ferme a lato (autostrada!) e subito dopo due bus de linea fermi e cento de lori che smontava. Questo xe’ quel che se ciama un puttantour!
4) L’albergo che go ciolto xe’ su un’isola pedonale nella laguna de Barra Da Tijuca, ghe se riva solo in barchetta pagando 1.50 real (mezzo euro)
5) i bus vien guidadi, come dir, grintosi. L’autista ga brusa’ 3 fermate perche’ iera a 80 in una strada sconnessa e no rivava a frenar.
6) a Ipanema ale 8 de mattina xe’ tutti che cori o fa esercizi nele stazioni de fitness. Tutti. Compresi i veci col cardigan a rombi. “Ucio, coverzite che fa fredo, te ga una certa eta’” “va ben Nerina, vado corer e me porto el cardigan”
7) A Copacabana iera onde de 2-3 metri che fa un rombo assurdo e babe che se allena a beach volley co l’allenador che usa la stessa tecnica de quel de mila e shiro. Balonade fortissime in muso.
8) Esisti la version brasiliana del McDonald’s, el Bob’s. I prezzi xe’ uguali, ma almeno i ga un funcionário revelação del mese che xe’ un incrocio fra Neymar e un ergastolano diciottenne in liberta’ vigilata.
9) Go prova’ a andar al porto e ordinar riso e fagioli per 8 persone, ma i me varda tutti mal.
10) per gaver accesso al wifi in metro me son firma’ come Antonio Coimbra de la Coronilla. Y Azevedo no ghe stava.
11) Anche qua i espressi xe’ pieni fin l’orlo. Scagazao meravigliao.
12) Esisti due robe per cui i brasiliani fa la fila: i autobus e le ricevitorie del lotto. Ma file de 50 metri! Soprattutto per el lotto.
13) Se i autisti brasiliani xe’ grintosi, la loro nemesi xe’ i pedoni. La gente camina tranquillissima quando devi traversar la strada, gnanca pel cul se passa 200 auti a tutta forza a un metro de distanza.
14) Par de no, ma Rio xe’ caretta. Le uniche robe che costa poco xe’ la cachaca e i taxi. El scatto iniziale dei taxi xe’ tipo un euro.
15) Ieri sera son anda’ in giro con ex colleghi e i me ga’ presenta un essere mitologico meta’ Michele Zazzara e meta’ Alain TheLone. Impressionante. El minotauro ghe fazeva una sega.
16) Ieri sera, dal terrazzo de una discoteca, go visto per la prima volta in vita mia tante stelle dell’emisfero australe. Canopo, Achernar, Fomalhaut, tutta la Carena, la Fenice, la Gru. Se no iera per Orione messo a testa in zo gavessi avu’ difficolta’ a orientarme. Xe’ 20 anni che aspettavo sto momento.
17) El modo migliore per mimetizzarse fra i brasiliani xe’ vestirse con una qualche maietta de una squadra de balon. Visto che solo Rio ga diverse squadre nella massima serie, ghe ne xe’ un’infinita’, quindi va ben veramente qualsiasi maietta de una qualche squadra, anche quela del Ponziana.
18) Continua la mia ricerca de tutti i nomi della Algida nei vari paesi del mondo. In Brasile se ciama Kibon.
19) Ieri sera xe’ scatta’ l’aperitivo de benvenuto sulla terrazza dell’hotel. In riva al mar. Col tramonto de fronte. Con caipirinhe illimitate e i camerieri che portava gnocchetti de formaio fritti.
20) La pericolosita’ dei quartieri de rio se misura dalla quantita’ de pattuglie coi lampeggianti rossi per ettaro. El quartier in cui son xe’ a medio-bassa periocolosita’, visto che xe’ strapien de case de lusso con guardie private e cancei giganti. 1 pattuglia ogni 3-4 ettari. Sabato sera iero a Lapa, dove go visto 3 pattuglie per ettaro. Una ogni 60 metri circa. E con sto popo’ de polizia qualche casin succedi comunque, appena xe’ un vicolo sconto.
21) Xe’ la prima volta che i speaker durante i talk i xe’ un po’ restii a mostrar le foto della citta’ dove i lavora. De solito se fa per attrar gente, e a volte funziona. Peca’ che fora de la porta qua xe’ 13 km de spiaggia oceanica, la laguna de drio, palme e caldo tutto l’anno.
22) Nelle conferenze de fisica ogni tanto capita dei fenomeni incapaci de parlar al pubblico che scambia el microfono per un laser pointer o el testimone dela 4×100. E cusi’ i te da’ una dimostrazion pratica dell’effetto Doppler, sempre apprezzada dai fisici in sala.
23) La prima presentazion in Comic Sans xe’ stada l’ottava. Pena xe’ comparsa ghe xe’ stadi due infarti, tutti i microfoni dei speaker in larsen, un caso de cecita’, un attacco epilettico a meta’ talk e una mia combo de bestemmie che se ga gira’ anche el Cristo Redentor sul Corcovado per farme l’occhiolino.
24) Motivi per cui sto albergo ga 5 stelle: el buffet del pranzo. IMPRESSIONANTE! Roba de buttarse per tera. Batti anche quel che gavevo a Hong Kong.
25) Motivi per cui sto albergo no se merita le 5 stelle: i fa un buffet cusi’ presidenziale e quando te va in bagno per “processarlo” no xe’ lo scopettone del cesso. Stricade come in una pista de atterraggio per mosche.
26) Ragazzi, no pode’ capir come che certi brasiliani parla inglese. In confronto Ronaldo iera un poliglotta. Fa morir de rider.
27) Nelle presentazioni de fisica esisti un dizionario tutto speciale, noto solo ai addetti ai lavori. Qualche esempio. You see it clearly = no se vedi un cazzo. As you may notice = no gavevo coioni de renderlo piu’ evidente mentre fazevo le slides. I acknowledge the contribution of = no xe’ un’idea mia. We shall conclude that = sparo a cazzo una spiegazion assurda.
28) I me ga estratto a sorte e go vinto una visita pagada al Corcovado. Quando se disi el destin.
29) I brasiliani ga una predilizion per i nomi italiani de aggiunger per render piu’ esotico qualsiasi roba. El chiosco in riva al mare se ciama “Tirreno” (in riva all’Atlantico, sia chiaro). El pollo se ciama “alla piemontese”. Full de galine a Torino…
30) Fra un mese ghe xe’ le elezioni in brasile e xe’ tutto un fiorir de cartelloni in giro con volti orendi (el mio preferito xe’ Andrè Lazaroni) e volantinaggio de minorenni che canta canzoni per strada tipo colonia cattolica in favor de questo o quel candidato.
31) In spiaggia anche de ste parti xe’ quel povero cristo che gira a vender robe, ma no vendi cocco. No, el maggior business xe’ nel vender confezioni de chilo de biscoit du globo. No so che cazzo xe’, no steme chieder.
32) El mato che ga fatto el talk prima del mio se ciama Braulio Archanjo. Difatti gaveva un inglese simile a quel che te parli dopo una bottiglia de Braulio.
33) Xe’ incredibile come alcune volte persone che xe’ abituade a controllar el minimo dettaglio nel proprio lavor e far la punta ai stronzi, se comporti poi come un pascolo de gatti quando xe’ de far la foto de gruppo. L’incubo de chiunque gabbi OCD.
34) La cena della conferenza la gavemo fatta de Porcao. No pode’ capir. Buffet gigante de robe fredde, buffet gigante de cucina giapponese, buffet gigante de dolci e 30 valenti camerieri che gira i tavoli ognidun con un spiedo lungo un metro e tochi de carne de 1 kg l’uno. Il tutto illimitato. Me vegnera’ tipo tre tenie.
35) Dopo el mio talk un’amica italiana me ga ditto che son sta bravo e che go l’atteggiamento da stronzissimo, “tanto xe’ come che digo mi, no sta romper i coioni”. Bene.
36) Finalmente son anda’ sul Corcovado per davvero. A 710 metri d’altezza te ga una discreta vista… O_O i mati ga costrui’ dappertutto con zero criterio e asfaltando a tutta forza, e noi che se preoccupemo de una villa in piu’ in costiera. E no sto parlando dele favelas.
37) Ieri sera a Copacabana se ga alza’ un ventaz che dopo 10 minuti go dovu’ girarme e camminar storto perche’ la panadura de sabbia iera ormai completa de un lato.
38) Ultimo plenary talk fighissimo, me lancio per far una domanda e mentre parlo me squilla el cellulare con un MACHEOOOOOOOH mosconiano. Prima volta in vita mia. Spero de no gaver inverti’ bestemmie italiane e parole inglesi tra pensiero e voce mentre continuavo la domanda, perche’ no capivo piu’ un zoca.
39) Go visto Braulio parlar con un prof de Pittsburgh. Gaveva una faccia, povero. No capiva una banana de quel slang stretto del prof. O sara’ sta el braulio?
40) Ultima sera in giro per Lapa, tutti i taxi che gavevimo ciapa’ gaveva la tv su schermetto da 7″ e tacada in bomba sull’impianto stereo. Ai tassisti par normal vardarse l’ultima telenovela in dolby 5.1 mentre se guida nel traffico de Rio. Meno mal che su Topazio no xe’ scene de sparatorie o aerei che atterra, se no diventavimo sordi.
41) Nonostante tutto el traffico gigante de rio, go visto ciclisti che lasa libera la pista ciclabile a lato (deserta) e preferisi pedalar tra i auti in fila. Ma che cazz?
42) Ieri notte semo finidi a una mostra de arte moderna in una fabbrica abbandonada, con pitture alte 6 metri nel salon centrale e sulla balaustra tutto attorno al pian de sora iera concerto jazz, bar, ristorante e piccoli atelier de una 30ina de artisti che vendeva robe. Ufo.
43) Ai brasiliani piasi esordir con “buona notte” anche quando xe’ le 7 de sera.

Sull’inadeguatezza

E’ interessante come a volte i libri che si leggono si adattino cosi’ bene ad un preciso momento della tua vita. Questa volta e’ capitato ad un libro per certi versi sorprendente, uno di quelli di cui a grandi linee sai gia’ la trama, ma che si fa amare per i dettagli. Il seguente citato e’ tratto da “Atomi in famiglia”, la biografia di Enrico Fermi scritta dalla moglie Laura quando lui era ancora in vita. Parla dell’inadeguatezza nei rapporti di coppia, e oggi e’ proprio li’ che voglio andare a parare. Avviso: il post sara’ bello lungo.

[…] Questo suo primo sproposito clamoroso avrebbe dovuto convincermi che l’infallibilita’ non e’ di questa terra. Ma Enrico esprimeva sempre opinioni cosi’ sensate, si atteneva a giudizi cosi’ razionali che lo ritenevo capace di esser mai dalla parte del torto. I fatti mi davano in genere ragione: Enrico aveva una straordinaria capacita’ di pensare prima di parlare, di pesar le parole, di non dire cose di cui non fosse piu’ che sicuro.
Di fronte a tanto equilibrio mentale, si sviluppo’ gradualmente in me un’esagerata consapevolezza della mia ignoranza, una ferma convinzione che le mie opinioni non avessero valore alcuno. Questo senso di inferiorita’ veniva ribadito una domenica dopo l’altra, quando andavamo a passeggiare con gli amici. Emilio Segre’, nato e cresciuto a Roma, aveva altri conoscenti e raramente si aggregava a noi. Ma Rasetti e Amaldi erano sempre disposti a fare una camminata. Quando Fermi e Rasetti insieme si trovavano in compagnia di ragazze, le tormentavano con l'”esame di cultura generale”. Cornelia se la cavava con una risata, come se le domande non fossero indirizzate a lei. Maria Fermi, giovane seria e tranquilla, dotata di una profonda cultura letteraria, rivolgeva agli esaminatori un sorriso vago e tollerante. Gina Castelnuovo, Ginestra e Io eravamo invece le vittime predestinate.
[…]
Fermi mostrava un’indubbia abilita’ a orientarsi e a risolvere problemi posti da lui stesso o da altri. Rasetti aveva una riserva illimitata di nozioni assortite: le regole monastiche dei Lama del Tibet; l’orario dei treni di tutta Europa; i nomi latini di tutte le piante e di tutti gli insetti che trovavamo per via; i cambi di tutte le monete straniere. Onniscienza e infallibilita’! I due ci facevano diventar matte.
[…]
Del complesso di inferiorita’ acquistato in cosi’ colta compagnia guarii improvvisamente pochi anni dopo. Un’estate, mentre Enrico era in viaggio in America, passai qualche giorno sulle Alpi, a Gressoney, con mia sorella Paola, col marito Piero Franchetti, e con un gruppo di loro amici. […] Con mia grande sorpresa mi accorsi che con tutta questa gente parlavo da pari a pari, e, soprattutto, che essi mi facevano domande e ascoltavano le mie risposte con apparente attenzione. Nessuno ridacchiava o si faceva burla di me quando aprivo bocca.
Qualche anno dopo completai la mia rivolta contro i tiranni dell’intelletto e venni alla conclusione che la sicurezza di se’ non e’ necessariamente indizio di sapere. Era il 1940, e ci eravamo stabiliti negli Stati Uniti. Rasetti venne a trovarci, e insieme andammo a Washington in automobile per un congresso di fisica. A circa meta’ strada fra New York e Washington, Enrico, che coglieva tutte le occasioni per sfoggiare davanti a me la sua piu’ profonda conoscenza dell’America, mi disse:
– Stiamo attraversando la linea Mason-Dixon.
– E che e’ questa linea? – chiesi.
– Pazzesco, non sa nemmeno che… – comincio’ Rasetti.
– La linea Mason-Dixon e’ quella che divide il Nord dal Sud degli Stati Uniti – mi spiego’ Enrico.
– Ma che sorta di linea e’? Immaginaria? una linea fatta da chi o da che cosa?
– E fatta da due fiumi, il Mason e il Dixon – rispose con gran sicurezza Rasetti.
– Macche’ fiumi! Ti sbagli della grossa! Mason e Dixon erano due senatori americani, uno del Nord e uno del Sud.
Scommisero un dollaro. Charles Mason e Jeremiah Dixon erano due astronomi inglesi. Ma Fermi volle il dollaro “perche’ gli astronomi inglesi potrebbero anche diventare senatori negli Stati Uniti, mentre due fiumi… mai”.
E cosi’ fini’ il mito dell’onniscienza di Rasetti e dell’infallibilita’ di Fermi.

Ecco il tema: la nascita e l’evoluzione dell’amore in due persone cosi’ diverse. Il libro e’ un meraviglioso esempio di due persone che hanno condiviso una vita insieme. Laura Fermi, piu’ giovane di suo marito di sei anni e all’epoca del secondo e decisivo incontro studentessa diciannovenne di scienze naturali quando Fermi gia’ insegnava all’universita’ (a 25 anni!), ha davvero vissuto quel complesso d’inferiorita’ che ti fa dire “ma io che c’entro con uno cosi’? come posso piacergli? cosa ci trova uno come lui in una come me?” Una situazione davvero difficile, contando anche il fatto che – secondo quanto lei stessa riferisce – Enrico Fermi sapeva veramente e naturalmente essere una pigna in culo. Per dire, la prima scena della biografia si conclude con la seguente, perentoria frase: “Fu il primo pomeriggio che passai con Enrico Fermi, e l’unica volta in cui riuscii meglio di lui”. Eppure improvvisamente questo senso di inadeguatezza sparisce quando si rende conto che non e’ infallibile, che e’ umano come tutti e reagisce agli sbagli come tutti. E paradossalmente lei se ne innamora ancor di piu’, dimostrando in seguito di saper fare un sacco di cose e di non essere da meno, a modo suo. Scrivera’ un libro divulgativo di fisica assieme a Ginestra Amaldi, “Alchimia del tempo nostro”, spronata dallo stesso marito. Sara’ perfetta compagna alla cerimonia del Nobel nel 1938, e racconta di come danzo’ col principe Gustavo Adolfo. Sapra’ farsi valere come moglie e come madre quando abbandonarono l’Italia per gli Stati Uniti a causa delle leggi razziali, soprattutto nel periodo in cui Fermi era implicato nel Progetto Manhattan e si dovettero spostare prima a Chicago e poi al Sito Y. Insomma, anche se non detto alla fine si capisce perche’ Enrico Fermi l’ha presa in moglie. Ciononostante non conosciamo davvero la sua versione, o meglio, i pensieri che scorrono nella mente di colui che e’ dall’altra parte. Non se ne parla mai, eppure e’ un problema simmetrico. Quindi e’ ora di fare coming out, lasciando da parte le ipocrisie.

Lungi da me paragonarmi come modi e abilita’ a Enrico Fermi, ma io mi trovo sempre dall’altra parte, la sua parte. E quando dico sempre, intendo proprio da quando ho memoria. Ho imparato da solo a leggere, a scrivere e a far di conto a due anni e mezzo, e da quel momento in poi sono stato bombardato da frasi tipo “ma quanto sei intelligente” o “sei davvero piu’ bravo degli altri”. Tutta la vita cosi’, con l’ovvio riflesso che per trent’anni ho dovuto avere a che fare con persone che non perdevano occasione di sminuirsi nei miei confronti, di mostrare soggezione. Succedeva quando ero bambino, quando non mi impegnavo mai e sapevo poesie a memoria, o studiavo monomi e polinomi da solo mentre gli altri erano fermi alle parentesi graffe. Succedeva da adolescente, quando ho imparato cosa mi interessava davvero, dall’astronomia cominciata a 10 anni alla musica, e fanculo il resto. Succedeva da 20enne, quando per l’esame piu’ duro che ricordi a fisica ho studiato per “ben” 9 giorni, e passavo il resto del tempo a fare mille altre cose. E succede pure adesso. Intendiamoci, io so di essere bravo – o quantomeno sopra la media – in quasi qualunque cosa io faccia, e non su scala rionale, ma su scala continentale. Anche nei miei anni all’estero, stessa identica cosa, non voglio mica nascondermi dietro un dito. E non sarebbe nemmeno onesto sminuire la cosa per sembrare umile. Pero’ quella in cui vivo io e’ una psicologia di cui non si parla mai. Nessuno sa cosa significa essere preso d’esempio continuamente e per tutta la vita, anche nei momenti in cui non vorresti proprio, e anzi vorresti scomparire dietro il bavero della giacca e dire sottovoce che in fondo le sensazioni che provi non possono essere troppo diverse da quelle degli altri, e che anzi sotto sotto i bisogni che hai non sono cosi’ distanti da quelli che vicino a te si sentono in un modo o nell’altro inadeguati. Allora, stretto tra la lettura di questo libro e una vicenda personale e dolorosa che non vi raccontero’, vi svelero’ un piccolo tassello del mosaico, vi diro’ come la vedo io quando sento di essere attratto da una persona che a prima vista non puo’ pareggiarmi.

Il fulcro di tutto non e’ il risultato, ma l’atteggiamento. A me non interessa confrontarmi sulla scala assoluta, e non perche’ nel 98% dei casi a conti fatti vinco io. Quelli dall’altra parte della barricata, quelli per cui la domanda “ma io che c’entro con uno cosi’?” e’ rivolta sapendo che, se tra i due c’e’ una certa distanza, sei tu quello davanti, ecco quelli aspettano solo qualcuno che non abbia paura di trascinare e farsi trascinare altrove. Davvero, non importa a colui che sa fare se l’altro non sa fare. Quello che conta e’ capire se l’altro imparera’ a fare, e si liberera’ dei suoi blocchi anche grazie alla tua vicinanza. Poco importa se, come nel caso di Fermi, uno scopre le reazioni nucleari tramite elettroni lenti e l’altra scrive solo un libretto divulgativo. Poco importa se uno e’ gia’ esperto in tante cose e l’altro e’ alle prime armi. Chissenefrega se a uno riesce le cose in tempo zero e ha una forma mentis calma ed efficace, e l’altro ha bisogno di eoni e scleri per ricavare o anche solo pensare a qualcosa di dignitoso e ordinato. Perche’ alla fine chi come me sta spesso davanti non aspetta altro che concentrarsi su qualcuno, e dimenticarsi del fatto che la societa’, gli amici, i conoscenti, tutto il mondo fuori guarda te come esempio da seguire, come modello e come ispirazione, pur non capendo una mazza delle sensazioni che ci stanno dietro. Il mondo e’ davvero sintonizzato in modo da far sembrare normale colui che sta dietro a prescindere, e cosi’ ti capita di dover combattere una battaglia extra se stai davanti. Per una volta, si vorrebbe davvero barattare il ruolo d’esempio per poter vuotare il sacco liberamente, per poter crescere assieme al partner nell’unico aspetto che senti mancare dentro di te, il confronto al netto dell’ipocrisia, e scoprire alla fine di essere uniti non dai risultati raggiunti e dal loro equiparamento, ma dallo sforzo fatto insieme e dalla gioia del successo altrui. Una sorta di dimensione extra, unico luogo della vera unione tra due persone e nella quale le distanze stabilite dalla vita nelle dimensioni ortogonali non hanno poi cosi’ importanza. A un giocatore forte non interessa avere vicino qualcuno che sappia giocare forte quanto lui, ma che voglia imparare le regole, che si interessi di quando l’altro gioca forte e che abbia voglia di provare giochi nuovi, insieme. E ci son sempre giochi nuovi da provare.

Alle volte mi chiedo come mai questo sia cosi’ difficile da capire per chi si sente inadeguato verso il basso. Forse che questi pensieri, che davvero non riesco a credere non si materializzino nelle menti degli altri, vengono sormontati dalla differenza che c’e’ tra due persone? Sara’ la fatica che tutto cio’ comporta? Sara’ la paura? In fondo l’atteggiamento di cui parlo e’ anche e soprattutto un atteggiamento di coraggio. Ci vuole forza e sicurezza per non farsi prendere dal sentimento di inadeguatezza. E spesse volte accade che quelle poche persone di cui io intuisco la forza non ne siano veramente consce. E’ una cosa che mi manda in bestia e allo stesso tempo mi fa sciogliere, come cogliere un fiore non cresciuto abbastanza. Alla fine, il coraggio che serve per sconfiggere la sensazione di inadeguatezza e’ duplice: bisogna essere audaci nel non curarsi della distanza, ma cercare la dimensione ortogonale pur sapendo delle vertigini, e bisogna avere il coraggio di guardare dentro se’ stessi e capire di avere abbastanza forza dentro. Laura Fermi era una donna forte, e sono sicuro che suo marito sapesse il perche’ il loro amore ha saputo sconfiggere l’inadeguatezza al prim’ordine che c’era tra loro.

girlsvideogames

Il gregario, ovvero sull’essere soli stando in compagnia, e sentirsi tutto sommato felici

Questo weekend sono andato a vedere un concerto di una cantante che conosco e che mi piace. Ultimamente cerco di vedere piu’ concerti possibile, se non altro per riacquistare la sensibilita’ musicale che avevo un tempo e che ora mi serve come l’aria. Dopo il concerto, tra una chiacchiera e l’altra, lei mi confessa che le piacerebbe fare cover di un sacco di cantanti famose, di cui pure io apprezzo molto la musica. WOW, penso, sarebbe davvero bello suonare la musica che piu’ ci comunica qualcosa, e condividerla con altri. Anche a me, da bassista, piacerebbe. Su questo pensiero mi si adagia la mente per tutto il weekend, fino a oggi. Il lunedi’ e’ tipicamente il giorno in cui le cose pensate nel weekend prendono una botta forte, di lato, e spesso si incrinano. Ma perche’ io, da bassista, dovrei essere contento di fare canzoni nelle quali e’ la voce a trasmettere le maggiori sensazioni? Altra partenza per la tangente! Maledette tangenti, non sai mai se partono verso l’esterno, pindaricamente, o verso l’interno, per colpire il nervo nascosto. Comunque, ecco quello che ne ho ricavato.

Io sono un gregario, e sono tutto sommato felice di esserlo. Ogni volta che penso a questa cosa un pezzo dopo l’altro della mia vita ne viene inquadrato, avvolto. Va tutto al suo posto, con questa definizione. La musica, ad esempio. Alla fine ogni strumento e’ un vestito che ci si sceglie di mettere addosso, piu’ o meno consapevolmente, e la vetrina nella quale si vede il capo e’ la musica che si ascolta. Ogni strumento si adatta meglio al modo di comunicare, e non sorprende il fatto che praticamente tutta la musica piu’ coinvolgente verte soprattutto su cantanti, tastieristi e chitarristi d’eccezione. C’e’ poco da dire, il pubblico le fruisce meglio. Cosi’ chi intraprende questi strumenti ha una maggiore possibilita’ di comunicare le sensazioni di un misero bassista. Tutti farebbero la fila e sarebbero lieti di pagare un biglietto per avere in cambio una linea vocale eseguita bene o un assolo emotivamente coinvolgente. Io invece non avro’ mai questa fortuna. Non solo perche’ personalmente le canzoni con solo assoli ipercomplicati di basso mi fanno cagare, ma anche e soprattutto perche’ le canzoni in cui tu, bassista, puoi dire qualcosa, o colpiscono poco al cuore il pubblico, o sono in realta’ dominate dagli altri strumenti. E allora che motivazione c’e’ ad essere bassisti, a cacciarsi in un frame in cui tu non sei e sarai mai al centro dello schema?

Un altro esempio e’ lo sport. Ormai da sempre gioco in porta, a pallamano da agonista e a calcio da amatoriale. Quello del portiere e’ un ruolo monco. Non puoi far vincere la tua squadra, il tuo scopo e’ solo quello di non farla perdere. Uno scontro in cui i portieri giocano partite eccezionali finisce zero a zero, e alla fine del campionato i Palloni d’Oro sono sempre vinti dall’attaccante. Nessuno giochera’ per farti fare piu’ parate, ma dovrai sempre essere tu bravo a sventare le azioni altrui e lanciare l’attaccante nella porta avversaria. Ancora l’indole del gregario. E dopo aver pensato questo, ecco che mi si rincorrono nella mente mille altri aneddoti. Mi piace fare da master nei giochi di ruolo e di comitato. Mi offro volontario per lavare i piatti il giorno dopo capodanno. Mi sta bene restare tutta la notte in laboratorio a pulire il campione. Potrei andare avanti parecchio, e – cosa importante – in nessuno di questi casi mi sono mai pentito della scelta. Il perche’ e’ presto detto.

Il punto e’ che un gregario gode nell’essere tale, perche’ la felicita’ del leader e’ troppo plateale per soddisfarlo. Io sono felice quando suono pezzi nei quali gli altri strumenti risaltano, c’e’ poco da fare. Ma non per altruismo, per paura della leadership o perche’ mi crogiolo con pensieri tipo “senza di me questo non sarebbe stato possibile”. E’ piu’ una questione di accorgersi del nascosto. Il gregario sta attento ai dettagli che gli altri non colgono, e’ quello il suo lavoro, e piu’ c’e’ in giro gente che non coglie, meglio e’. Tante volte dopo i concerti la gente mi ha fatto i complimenti per come suono, e dentro di me ho sempre pensato che in realta’ anche coloro che si congratulano abbiano capito meno della meta’ del lavoro che ho fatto. Tante volte mi dicono che ho giocato bene, e dentro di me penso che mi ricordano solo per l’episodio difficile, e non per le parate facili o per il rilancio fatto bene. E’ il lavoro in se’ che e’ gratificante, ben piu’ del riconoscimento sociale successivo. Trovo che sia una gioia molto piu’ personale, intima, e di pari dignita’. Un qualcosa che resiste alla fama del momento, al successo del singolo evento, che non dipende dall’umore altrui. Ti spinge il piacere del nascosto, del fare il lavoro di fino quando tutti lo interpretano come grossolano, ma efficace. E’ come mantenere un segreto, ed agire in coerenza con esso senza farti scoprire. Perche’ in fondo non menti, quando dici agli altri che ti piacerebbe suonare canzoni di cantanti famose. Puoi tornare a casa soddisfatto, per un motivo in piu’ che gli altri non potranno mai conoscere.

KW35

Scientific American ha recentemente pubblicato una mappa dei cibi in funzione dei loro componenti relativi.
Se mai vi capitasse di essere curiosi su come una mente molto ben organizzata puo’ pianificare ed elaborare il proprio suicidio, potete leggere il testamento intellettuale di Martin Manley, morto suicida il giorno del suo 60esimo compleanno lo scorso 15 agosto. Grazie a PT per la segnalazione.
Lo Stick e’ uno strumento a corda che si suona interamente in tapping e a due mani. Ha un range di applicazioni sorprendente e una versatilita’ simile a quella del pianoforte. Per meglio capire, guardatevi questo video.
Ogni 33 anni, il passaggio della cometa Tempel-Tuttle genera una pioggia meteoritica speciale, le Leonidi, attorno al 17 novembre. In teoria, puo’ raggiungere un picco di frequenza di un paio di meteore al secondo. L’ultimo picco e’ stato nel 1999.
Qui trovate le mappe che avreste sempre voluto vedere, ma che nessuno vi mostra mai.
Lo tsunami di Lituya Bay, Alaska, e’ stato il piu’ alto mai registrato. Una frana in una baia chiusa ha provocato un’onda alta piu’ di mezzo km. Le foto dell’epoca sono alquanto esplicative.
Nel film Hard Boiled di John Woo c’e’ uno dei piani sequenza piu’ lunghi della storia del cinema di azione. 2 minuti e 40 secondi di spari, esplosioni sincronizzate, gente che muore, tutto in un unico take.

Mimetismi pt. 2

Hint: Se non hai letto la prima parte, comincia da li’.

Rileggendo il post precedente mi sono accorto di aver tralasciato, o quantomeno solo accennato, un aspetto importante dell’interazione tra persone. A dir la verita’ l’ho fatto quasi apposta, perche’ credo sia un argomento che meriti un post a se’. Si parlava dell’interpretazione di un ruolo quando si interagisce con un’altra persona, e di come questo sterilizzi e sovrascriva le tue vere opinioni – e di conseguenza le tue relazioni interpersonali. Trovo che questo accada particolarmente nei discorsi concernenti temi non strettamente personali, ma che comunque richiedono un impegno mentale relativamente elevato. Mi riferisco a discorsi di politica, religione, opinioni su questo o quell’avvenimento socialmente importante. Piu’ sento parlare la gente e piu’ mi convinco che, mano a mano che si va avanti nei discorsi, a un certo punto le persone vadano avanti per partito preso, come se ci si immedesimasse a tal punto nel ruolo preso nel discorso da esserne sopraffatti.

A me questo capita spesso. Ricordo distintamente tante volte in cui il discorso mi ha portato verso la difesa di posizioni che non ricalcavano completamente il mio sentire. A un certo punto entra il pilota automatico, che ha come primo obiettivo quello di essere coerente con quello detto in precedenza. E il pilota va, quasi fosse un esercizio di retorica sofistica, e ti porta consapevolmente alla deriva, verso nuove opinioni e posizioni inaspettate. Mi e’ capitato di vedere me stesso deviare verso punti di vista davvero distanti da quelli normali, immediati ed autentici, e di saperli difendere con soddisfazione. Piu’ sorprendentemente, dopo poco tempo accade che mi rendo conto coscientemente di aver creato un’immagine di me stesso, e di non avere alcuna reazione di stizza al riguardo. Anzi, ci godo quasi nella sensazione di vedere me stesso comportarsi come qualcun altro.

Come credo di aver descritto abbastanza bene nel post precedente, la motivazione di tale comportamento e’ molteplice: sapersi mimetizzare, oltre ad essere piacevole, ti aiuta a stare meglio da solo. In questo caso particolare pero’ c’e’ di piu’. I discorsi spesso sono lunghi abbastanza da permetterti di studiare metodicamente te stesso dal di fuori. Come guardando all’interno di un acquario, cosi’ io riesco a scoprire aspetti del mio interagire con gli altri che altrimenti non avrei mai notato. Una volta che il pilota automatico e’ inserito, posso scoprire quanto possa essere cinico e bastardo nel negare alcuni concetti che so essere intimamente giusti, quali sono gli aspetti e i particolari concetti che piu’ colpiscono me e gli altri in un discorso, a cosa si da’ piu’ o meno attenzione. Guardare un simulacro di te stesso in un contesto che non e’ il tuo, a difendere posizioni che non sono le tue, aiuta a capire quanto davvero le opinioni che credi siano le tue lo sono poi davvero. Lo si misura dal disagio che provi quando sai che quello che esce dalla tua bocca o dalle tue dita fa a pugni con l’immagine di te stesso che credi sia quella sincera. E tante volte scopri che questo disagio e’ minore di quanto ti saresti aspettato…

Pensandoci bene, questa esperienza ti aiuta ad investigare i contorni nebulosi dell’immagine che hai di te stesso. Per uno come me, che ha disagio nell’osservare le cose incerte e non farci niente, e’ una tentazione necessaria, al punto da riuscire a tollerare i lati negativi. Le informazioni raccolte sono talvolta preziose abbastanza dal giustificare questa violenza – perche’ di violenza si tratta – verso l’interlocutore, che magari si aspetta di parlare con una persona sincera al 100%. Ma alla fine poco importa, perche’ una persona che non sa se le sue opinioni sono davvero sue, nel senso di intimamente legate alla propria essenza, non potra’ mai essere sincera davvero. L’egoismo e’ un prezzo che merita pagare per conoscere meglio se’ stessi.